GUARDO ASTRA E...

A volte guardo Astra e penso ai macelli...

Detta così sembra una frase equivoca, ma è parte di una riflessione su quanto sia facile, attraverso narrative ben costruite, distorcere il pensiero delle persone... tra cui me, ex onnivora convinta anche e soprattutto all'università... anche e soprattutto mentre studiavo Medicina Veterinaria.
Guardo Astra che osserva il mondo dall'alto della terrazza e ricordo le lezioni di Zootecnia e Clinica dei Grandi Animali, di Igiene Alimentare, i seminari sul "benessere animale" negli allevamenti, sulle "buone pratiche del macello".
E ricordo che per me tutto ciò che ci dicevano non faceva una piega.
Ci credevo, come ci credevano loro, come volevano che ci credessimo anche noi.
A Suinicoltura ti spiegano la gestione dei parti in sequenza e ti dicono che è importante che una scrofa stia confinata in una gabbia senza neanche potersi girare perché "è più sicuro per i suinetti", "sennò li schiaccia", "è più pulito anche per loro", "tanto hanno le lampade termiche". Ti illustrano come la castrazione chirurgica dei suinetti senza anestesia fino al settimo giorno di vita sia legale e perfettamente appropriata.
Durante le lezioni pratiche ti portano da una mamma scrofa in gabbia, "attenti ragazzi perché ora se glieli prendiamo lei prova a mordere", ti infilano un suinetto terrorizzato a testa in giù tra le gambe e un bisturi in mano e ti dicono "taglia", mentre lui grida così forte che ti gira la testa.
Poi svieni anche dopo aver finito, ma in quel momento pensi sia per lo stress.
Poi ti portano "in gita didattica" in un allevamento biologico che produce un famosissimo formaggio e tu pensi "ah, biologico, allora sarà più etico" e quando arrivi la prima cosa che vedi è una vacca spaesata in un box parto, col suo vitello appena nato che trema di freddo. Col professore chiamate il veterinario dell'allevamento che si avvicina al vitello, lo tocca e dice "tanto questo non ce la fa", per poi farci continuare il tour. Vedi vacche zoppe, vacche coi legamenti sospensori ormai andati che inciampano sulle loro stesse mammelle troppo gonfie, vacche che si dirigono in sala mungitura sotto i colpi dei bastoni degli operai.
Pensi: "che schifo, ma menomale che non sono tutti così".
Allora ti portano nell'allevamento didattico dell'università, ben gestito, e sei contenta che lì le vacche sembrino più serene.
D'altronde, ti spiegano che "alle vacche frisone non interessa se porti via il vitello... anzi, sono loro stesse che non lo vogliono! Non ci soffrono mica, te lo fanno prendere subito!", e tu ci credi perché è un veterinario che te lo sta dicendo. Probabilmente ci crede davvero.
Vedi i vitelli nei mini box singoli, ridi perché ti succhiano le dita compulsivamente appena le avvicini e ti sembra una cosa tenera. Gli appendi dei biberon alla gabbia, in serie, poi passi a ritirarli quando hanno finito. Gli fai una carezza e gli dici "dai che tra qualche giorno vi tolgono da questa gabbia e vi sgranchite le gambe nel recinto".
Per quanto, prima di essere caricati su un camion però non glielo sai dire, e non te lo chiedi.
Torni sui banchi e prendi appunti sulla modernizzazione dei macelli, sulle varie misure prese affinché gli animali non si stressino troppo prima della morte.
Per il benessere animale, certo, ma anche e soprattutto perché un forte stress prima della macellazione fa diventare la carne "DFD" = dark, firm, dry, cioè scura, dura e asciutta, soprattutto nei bovini; oppure "PSE"= pallida, soffice ed essudativa soprattutto nei suini.
Ti dici: "va beh ma allora vedi che conviene anche agli allevatori e ai macellai trattare bene gli animali".
Prendi appunti su stordimento, pareti senza angoli retti, dissanguamento, aree di sosta per far rilassare gli animali prima di macellarli.
Guardo Astra che entra dentro casa e si gratta la testa sul divano dei cani e mi domando come è possibile che sia così facile far credere alle persone tutte queste cose. Io so che ci ho creduto, e come me gli altri, e anche le persone stesse che le spiegavano.
Anche quando ho conosciuto questi animali ormai quasi due anni fa e ho iniziato a ad aiutare a prendermi cura di loro e ad amarli, sono rimasta onnivora.
"Questi li conosco, è diverso psicologicamente".
Il momento in cui le mie comode certezze sono crollate come un castello di carte è stato quando, all'inizio dell'emergenza dell'anno scorso, in gioco c'era la vita della mandria e non mi importava più di nient'altro.
Pensavo al terrore di vederli sparire su un camion, a quanto fosse insopportabile e inaccettabile anche solo immaginarlo, e l'ultimo mattoncino si è messo apposto.
Perché Astra poteva diventare il capo n*453 nell'area di sosta di un mattatoio, o il vitello all'ingrasso nel recinto, o una delle vacche zoppe senza nome coi legamenti mammari distrutti da anni di iperproduzione.
Scrivo tutto questo sia per condividere con voi il mio percorso, sia per mostrare quanto sia semplice tenersi stretti i propri paraocchi tramite narrative comode e rassicuranti, e di quanto faccia paura toglierseli.
Quando finalmente lo fai, però, poi non riesci a tornare indietro.
Spero che conoscere ogni giorno di più questa mandria libera e gli individui che la compongono possa aiutare qualcun altro a mettere apposto quell'ultimo mattoncino.
Come ha aiutato me.
E speriamo, sopra ogni cosa, di riuscire a salvaguardarla.
- Alessandra 🤟

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